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CASTELLI IN ITALIA - PIEMONTE
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Bardonecchia - Tour d'Amont
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Cenni storici

Le vicende del castello sono collegate alla memoria di un personaggio che fino a qualche tempo fa si riteneva poco più che leggendario, ma le fonti storiche reperite a Grenoble, Parigi e Chambéry a poco a poco hanno riportato alla luce la sua storia confermandone l’esistenza e ciò che ha fatto. Stiamo parlando di François de Bardonnèche che osò sfidare il Delfino di Francia.

Il Signore di Bardonecchia agli inizi del Trecento era alleato di Guigo VIII di Francia, acerrimo nemico di Aimone di Savoia detto il Pacifico: di ritorno da un’ambasceria, egli scopre che il Delfino ha sedotto e portato via con sé la sua giovane figlia; il dolore per la fiducia tradita e l’affronto subito è tale che inizia una strenua lotta contro il suo alleato. Solleva e conduce alla ribellione i villaggi della Valle di Susa e del Brianzonese chiedendo il sostegno di Aimone di Savoia e scatena quindi una guerra impari contro Guido VIII. Ben presto però si trova isolato e senza appoggi; si rifugia ad Exilles ma viene catturato e subito liberato proprio dagli abitanti del villaggio. Si rifugia allora sulle montagne della zona di Bardonecchia, ma viene nuovamente preso e imprigionato nel castello sull’Isère, da dove riesce ancora una volta a fuggire.

Da quel momento si nasconde tra i boschi e le montagne del territorio continuando a condurre e organizzare per dodici anni un’accanita guerriglia.

La Tour d’Amont dopo anni di oblio grazie a recenti campagne archeologiche recenti è tornata fruibile per il pubblico in un percorso di visita.

Il castello è molto antico; fu fondato nell’XI secolo e si riteneva del tutto scomparso dal 1562, quando fu posto sotto assedio dai cattolici Francesi durante le guerre contro gli ugonotti.

Le indagini invece hanno riportato alla luce parte dell’antica struttura, che oggi s’innalza per otto metri e presenta all’interno ambienti voltati di sei metri per lato. Gli archeologi hanno ritrovato anche resti di finestre e apparati decorativi in stucco. Ricerche ulteriori potrebbero forse evidenziare anche altri elementi della costruzione.

Il castello nel Seicento fu acquistato dalla famiglia De Jouffrey; nel Settecento iniziò il suo declino, che portò al progressivo smantellamento e collassamento dei resti dell’edificio.


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Aqui Terme - Castello dei Paleologi

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La costruzione ha origini molto antiche; le leggende narrano, infatti, di una prima struttura già in epoca tardoromana distrutta dalla furia degli Unni nel 452 d.C.

Venne poi ricostruita in età medievale come sede del potere temporale e dimora del vescovo-conte. Durante l’assedio di Carlo I d’Angiò fu parzialmente distrutta e passò tra le proprietà dei marchesi Aleramici.

Nel 1430 la città di Acqui Terme e il suo castello vennero conquistati dagli Sforza.

Con il ritorno al governo dei marchesi del Monfarrato il castello venne riedificato e adibito a roccaforte militare, che nel 1647 subì l’assedio spagnolo e nel 1747 quello francese.

Oggigiorno il castello “vive” una situazione più tranquilla come sede del Museo civico archeologico. Il nuovo allestimento risale al 2001 e consente al visitatore di percorrere un itinerario storico dalla preistoria al Medioevo.

Le prime sale sono dedicate alla pre e proto-storia e alla sezione romana, in cui sono raccolti reperti provenienti da necropoli e insediamenti locali di tipo artigianale, raffinati corredi delle necropoli urbane e stele funerarie molto antiche.

La sala principale ricorda la vocazione termale e curativa della città di Acqui, mentre le sale successive testimoniano la vivace attività commerciale e produttiva del centro urbano.

Chiude l’esposizione la sezione dedicata al periodo tardoantico e medievale con vetri e ceramiche di provenienza renana, orientale e africana e reperti rinvenuti durante i recenti scavi in piazza della Conciliazione.





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Montaldeo ( Alessandria)
Castello Trotti

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Montaldeo, piccolo borgo dall'impianto ancora medievale, situato sulle pendici dell'Appennino ligure, a pochi chilometri da Genova e da Alessandria, vanta origini antiche.

Infatti, le prime notizie riguardanti Montaldeo risalgono al 925, quando i re Ugo e Lotario donarono il Borgo all'abbazia di San Marziano di Tortona. A quel tempo Montaldeo era ancora una marca obertenga che apparteneva alla giurisdizione dei marchesi di Gavi.

La particolare posizione geografica è la motivazione dei primi interventi di fortificazione del borgo che venne interamente ricostruito nel 1271, dopo che fu raso al suolo dai genovesi nel 1224.

Il borgo successivamente passò nelle mani dei marchesi del Monferrato ma nel 1431 fu occupato e conquistato da Francesco Sforza per i duchi di Milano.

In quel periodo iniziarono i lavori di costruzione del castello, che oggi si presenta come un imponente edificio con piccole torri angolari, con interni riccamente arredati e con collezioni di armi antiche. I sotterranei con le prigioni si snodano come intricati labirinti adatti a suggerire racconti di fantasmi, come le leggende popolari narrano e la storia in qualche modo supporta; infatti, nel 1443, il castello passò a Gian Galeazzo Trotti, esponente di un'antica famiglia alessandrina, che divenne famosa per la "strage dei Trotti" nel 1528, causata dalle continue vessazioni a cui il feudatario costringeva la popolazione locale.

Nel 1531 il castello e il borgo divennero proprietà dei Doria, poi di Napoleone e infine dei Savoia.


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Tagliolo Monferrato (castello)


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Storia
Le prime notizie di Tagliolo risalgono alla fine del millennio, quando nel marzo del 976 Ottone I concede il Monferrato in feudo al marchese Aleramo I.
Nel corso dei secoli, Tagliolo conobbe diversi feudatari, fra cui gli Spinola e i Doria, passando dalla Repubblica di Genova al Ducato di Milano, all'Impero e alla Spagna.
Nel 1498 Tagliolo venne definitivamente in possesso della famiglia Gentile i quali ricevettero il titolo di Conti di Tagliolo.
Nel 1750, a seguito del matrimonio di Teresa Gentile con Costantino Pinelli, il feudo di Tagliolo passò alla famiglia
Pinelli Gentile, con il titolo di Marchesi di Tagliolo.


Architettura

La parte più antica del castello è la base della torre che risale a prima dell'anno Mille.
La parte superiore della stessa, oggi alta 38 metri, fu costruita
tra il Quattro e il Cinquecento.
Il Castello venne restaurato alla fine dell'Ottocento dall'architetto De Andrade e oggi, grazie alle cure dei proprietari Marchesi Pinelli Gentile, è in ottimo stato di conservazione.




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Edited by zikomo - 20/4/2006, 01:14

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ASTI - CASTEL D'ALFERO

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La Valle Versa, in cui è situato il comune di Castell’Alfero, già nell’antichità rivestiva un ruolo importante: di qui passava la strada romana, che collegava Hasta (Asti) con Rigomagus (Trino Vercellese), e vi erano, come dimostrano i ritrovamenti archeologici, insediamenti abitativi.

Il torrente Versa, che dà il nome alla zona, nel periodo medievale fu il confine naturale tra i territori posti sotto il controllo del libero comune di Asti e quelli del Marchesato Monferrino; dall’aspra rivalità di questi due poteri forti prende avvio la storia di Castell’Alfero e del territorio circostante.

Nel 1159 l’imperatore Federico I Barbarossa pose sotto la giurisdizione di Asti le ville di Barche e Cassano (oggi scomparse ma identificabili come cascine del territorio di Castell’Alfero) che erano dotate di fortificazioni poiché la loro posizione era esposta alle scorrerie delle milizie monferrine.

Su una collina in prossimità delle due ville sorgeva il castrum Alferii che passò sotto il dominio di Asti a partire dal 1189, come attesta il Codice Astese.

Negli anni successivi gli scontri tra Asti e il Marchesato si intensificarono ed ebbero come scenario proprio questi luoghi, i quali spesso furono saccheggiati e devastati, come avvenne nel 1290 per l’abitato di fondo valle di Castell’Alfero.

Per un breve periodo Castell’Alfero fu proprietà del marchesato, ma ritornò a far parte del territorio astigiano grazie alla mediazione di papa Urbano V nella disputa tra Galeazzo Visconti e Giovanni di Monferrato, e in seguito fu inserito tra le terre dotali di Valentina Visconti.

Nelle carte dei documenti dotali si rileva che Castell’Alfero godeva di particolari prerogative in quanto aveva una sua amministrazione comunale e i suoi cittadini erano equiparati a quelli di Asti, con cui spesso erano in disaccordo, grazie ad una solenne dichiarazione del 1333.

Nel 1616, durante la guerra di successione del Monferrato, Castell’Alfero venne distrutto e saccheggiato dal duca di Mantova e nel 1619 Carlo Emanuele I Savoia, ormai signore anche del comune di Asti, infeudò Castell’Alfero a Gerolamo Germonio.

Qualche anno dopo il feudo fu venduto ad Alessandro Amico, controllore delle finanze dei Savoia, che fece del castello la propria residenza.

La famiglia Amico apportò nel corso del tempo numerose modifiche al maniero, pur mantenendone ancora l’aspetto di casaforte medievale.

Lo stato attuale del castello è dovuto agli interventi del 1700 probabilmente ad opera dell’architetto Benedetto Alfieri.

Estintasi la famiglia Amico nel 1832 la proprietà passò ad Arborio Mella, in seguito agli Ottolenghi di Asti, e nel 1905 il palazzo fu acquistato per 64.000 Lire dal Comune per farne la propria sede.


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ASTI - Montiglio (castello)


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Il castello di Montiglio, oggi restituito ai suoi antichi splendori da recenti interventi di restauro, si erge imponente su un’altura dominando le colline circostanti e a questa posizione probabilmente deve anche la sua denominazione (montellus).

L’edificio attuale si presenta con una pianta a L irregolare ed allungata ma in epoca medievale la struttura era molto più complessa, infatti aveva una pianta ad U (come attestano inediti rilievi redatti nel XVII) con dongione al centro e avancorpo che si estendeva davanti al fronte sud.

Questo edificio non apparteneva ad un signore ma ad un consortile di feudatari che intendevano esprimere con questa sede un’unica entità giuridica.

Nel 1164 Federico Barbarossa conferì a Guglielmo di Monferrato l’autorità sull’intera valle Versa e quindi l’alta signoria su Montiglio.

Da questo momento in poi il borgo di Montiglio e il suo castello divennero teatro degli scontri tra il libero comune di Asti e il marchesato del Monferrato: «...il 19 del mese di giugno, gli astigiani cavalcarono verso Montiglio per recuperare i diritti feudali che ci avevano, e vi fu battaglia contro il Marchese Bonifacio I di Monferrato. Gli astigiani furono volti in fuga e ne furono catturati circa 2000, liberati tre mesi dopo al costo di pesantissimi riscatti» (Ogerio Alfieri).

La lunga guerra (1191-1206) tra le due fazioni si concluse con la vittoria degli astigiani ma il castello di Montiglio rimase al marchesato, e ne seguì le vicende fino alla sua annessione nel 1707, con la pace di Utrech, ai possedimenti sabaudi.

Nel 1869 viene rinnovato il titolo di marchese di Montiglio a Paolo Giovanni Della Rovere, condiviso con i Cocconito.

Agli inizi del Novecento il castello fu messo in vendita e acquisito da Walter Levi che iniziò i primi lavori di ristrutturazione

Nel 1997 Paola Pacifico e Leonardo Marletta, attuali proprietari, continuarono i lavori di restauro e fondarono il Laboratorio di Scienza, Cultura e Arte, un progetto che si propone di sviluppare momenti di incontro e scambio di studiosi nazionali e internazionali di diverse discipline nell’ambito delle scienze comportamentali e di quelle storico-artistiche.

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ASTI - Passerano Marmorito

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Epoca: l'imponente costruzione è costituita da più corpi, datati tra il secolo XIII e il XVII con parti che risalgono forse al XII.

Conservazione: la struttura appartiene alla famiglia dei conti Radicati. Il suo giardino, segnalato fra i giardini storici del Monferrato, ospita una ricca vegetazione. Accanto alla torre di accesso del Castello vi sono un edificio denominato "la Zecca", oggi sede della Biblioteca comunale. e una cappella d'impianto trecentesco.





Cenni storici.

Notizie relative all’abitato di Passerano risalgono all’incirca al 1164, quando con diploma imperiale Federica I Hohenstaufen lo confermò con altre località al marchese di Monferrato.

Nel 1277 i Cocconato acquistarono Passerano che rientrò così a far parte del consortile, detto anche dei Radicati, che questa famiglia legata ai marchesi del Monferrato stava costituendo sul territorio.

A quel periodo risale molto probabilmente l’edificazione della parte centrale del castello, a cui seguì poi l’ampliamento quattrocentesco.

Tra alterne vicende la situazione rimase sostanzialmente immutata fino al Cinquecento, quando le guerre di predominio tra Francia e Spagna coinvolsero anche questa piccola unità politica, che comunque aveva una sua importanza, tanto da ottenere con diploma imperiale di Carlo V il privilegio di battere moneta in oro e argento.

Le prime monete furono emesse a partire dal 1589 dalla Zecca di Passerano, edificio ancora esistente, ubicato alla sinistra della porta d’ingresso del recinto del castello.

La Signoria dei Coccolato, tuttavia, nell’ultima parte del Cinquecento, per le guerre e le pressioni politiche dei Savoia, iniziò ad indebolirsi e i suoi castelli posti più volte sotto assedio e distrutti: tra questi proprio quello di Passerano.

Nella seconda metà del Seicento il maniero venne restaurato: ad Alessandro Radicati si deve l’edificazione della zona a sud-ovest e l’adattamento di tutta l’ala, ma è solo nell’Ottocento che esso assume l’aspetto attuale.

Il castello sorge su un’area privilegiata che un tempo permetteva di controllare tutto il transito nella vallata e rappresentava la via più facile per collegare l’Astigiano con la pianura del Po nei pressi di Casalborgone. Tutta l’area presenta i resti dei bastioni e delle mura che un tempo difendevano la residenza signorile. Ancora oggi ne è visibile la porta medievale con le tracce del ponte levatoio.

Attraversata la porta si giunge al nucleo più antico del castello, costituito dalla tozza e imponente torre quadrata che fiancheggia l’ingresso della fortezza e la facciata meridionale della costruzione.

L’edificio è architettonicamente interessante per la complessa stratigrafia muraria ben leggibile, che testimonia gli interventi e gli ampliamenti avvenuti nel corso dei secoli, e ciò vale sia per gli esterni che per gli interni riccamente decorati, tra cui ricordiamo in particolare la sala principale con soffitto a cassettoni del Quattrocento, finemente intagliato e con gli stemmi di moltissimi casati artigiani.


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BIELLA - Castello di Massazza

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Cenni storici.

Il centro di Massazza, sorto su preesistenze remotissime probabilmente celto-liguri, divenne insediamento romano e fortezza longobarda, data la sua posizione strategica posta a non molta distanza da Biella, Vercelli e Torino. Intorno all'anno Mille vennero costruite le prime strutture del castello, che con il passare dei secoli subirono numerosi interventi e ampliamenti della planimetria; il più antico documento che ne attesta l' esistenza si trova nell'Archivio Civico di Vercelli ed è del 22 dicembre 1239 (doc. LXI, I Biscioni, vol. 1). Si tratta di una protesta che l'Arcidiacono della chiesa di Vercelli indirizzò al Podestà di quella città. Questi, infatti, teneva prigionieri alcuni uomini di Biella, sudditi del vescovo, rinchiusi «presso Massazza nella torre di Massazza».

Il castello svolgeva funzioni difensive per il paese, che sorgeva più a Nord sulla Barraggia, e di deposito delle derrate agricole, nonché di ricovero per le greggi stanziali della zona. Per questo motivo il toponimo "massazza" sembrerebbe derivare dal termine "masseria", ma recenti studi, condotti dagli attuali proprietari, indicherebbero come origine del nome la definizione "mas axa", grande palude, che terrebbe conto della situazione topografica del luogo al tempo ricco di acquitrini.

Nel 1200 il castello divenne proprietà dei Guala di Casalvolvone e poi nel secolo successivo dei Visconti.

Il ricordo della presenza viscontea è ancora visibile nelle strutture murarie, come dimostrano le monofore in cotto finemente decorate che trovano diretto confronto con i castelli lombardi.

Dal 1400 fino al 1800 Massazza è stata proprietà della famiglia Avogadro, per poi passare nel 1978 ai Cavallari dopo un lungo periodo di abbandono e degrado che ha compromesso gravemente le strutture architettoniche.

Gli obiettivi posti dalla famiglia Cavallari per il castello di Massazza sono duplici: da una parte un paziente lavoro di restauro e salvaguardia della costruzione nel suo valore storico-artistico, condotto in un arco di una trentina d'anni e ancora in fieri, dati i numerosi problemi da affrontare, e dall'altra il tentativo di far vivere questa testimonianza del passato piemontese come luogo attuale d'incontro e cultura attraverso manifestazioni, mostre, fiere e centro per studi e convegni.

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BIELLA - Il Ricetto di Candelo

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Le torri



Epoca: XIV secolo, su precedenti strutture.

Cenni storici.

Il Biellese, quando si parla di Medioevo, si distingue per una particolarità, ovvero i suoi numerosi Ricetti.

I Ricetti erano complessi fortificati costruiti originariamente come depositi per le derrate alimentari, ma che spesso all'occorrenza in caso di attacchi diventavano cittadelle difensive.

Tra i Ricetti meglio conservati spicca quello di Candelo, che fu edificato su iniziativa popolare. Probabilmente questo Ricetto fu costruito prima del 1374: le fonti documentarie attestano che il periodo di maggior sviluppo fu durante il vescovato di Lombardo della Torre.

Il complesso si presenta a pianta quadrata con torri angolari e una fortificazione che cinge tutto il perimetro fino al lato sud, dove ora sorge il Palazzo Comunale.

L'ingresso è protetto da una imponente torre quadrata con ponte levatoio; all'interno domina sulle piccole abitazioni a due piani il Palazzo del principe fatto edificare da Sebastiano Ferrero nel 1496.

Il Ricetto perse la sua funzione difensiva nel corso del Seicento ma mantenne per questa comunità un ruolo simbolico importante.


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Provincia i Biella - Gaglianico

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Lo splendido castello, oggi di proprietà privata e pertanto non visitabile, è posto lungo la strada che conduce a Ponderano; dall’esterno risulta ben visibile l’impronta rinascimentale voluta da Sebastiano Ferrero, quando divenne signore di Gaglianico, e dall’architetto Charles d’Amboise che vi lavorò lasciando il segno del gusto francese: quattro grandi torri quadrate e diverse torrette minori, ponte levatoio, cortili decorati e un grande parco caratterizzano questo importante edificio.

Il castello di Gaglianico è stato oggetto di studi storici e architettonici, perché valido esempio d’incastellamento del biellese. Passato di mano in mano attraverso complesse vicende di eredità e compravendita, restò a lungo proprietà della famiglia Ferrero-Fieschi, prima di essere acquistato dall'industriale biellese Carlo Manabrea e, poi, dai conti Trossi, committenti di lunghi e delicati interventi di restauro. Così, al nucleo primitivo sviluppatosi probabilmente attorno alla torre più antica, elemento fondamentale delle opere difensive del paese, si sostituì quello attuale, frutto della ricostruzione di Charles d'Amboise caratterizzata da vistosi elementi transalpini, specie nel cortile interno. Anche il parco del castello, progettato da André Le Nótre (1613-1700), e rifatto fra il 1933 e il 1935 dall'architetto Luigi Daneri, merita una visita.

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Provincia di Cuneo - Castellinaldo - Castello degli Ajnaldi

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Il castello è già citato nel 1041 da Enrico III nel diploma imperiale al vescoco di Astiin in cui si conferma il possesso all'Abbazia di S. Benigno di Fruttuaria.
Appartenne poi alla famiglia degli Ajnaldi, a quella dei Del Carretto e ai Malabaila che ristrutturarono il castello dando ad esso l'aspetto di una dimora signorile..
Al suo interno, il grande salone conserva affreschi di Rodolfo Morgari. Nell'adiacente scuderia, collegata al castello da un passaggio coperto, è stata ricavata la "Bottega del vino" comunale.





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Provincia di Cuneo - Fosano
CASTELLO DEGLI ACAJA

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Storia:
La maestosa costruzione in cotto si affaccia su un'ampia piazza circostante. Fu costruito tra il 1324 e il 1332 per volontà dei D'Acaja con un impianto quadrilatero con cortine merlate e quattro poderose torri quadrate. Nel corso del XV secolo la roccaforte venne trasformata in residenza signorile con sale, logge e porticati. Ulteriori lavori di abbellimento furono eseguiti dal marchigiano Federico Brandani. Fu residenza di Emanuele Filiberto di Savoia e di Carlo Emanuele I. Dal 1985 l'edificio ospita la biblioteca e l'archivio storico comunale.

Il 17 novembre 1503 muore Bona di Savoia, duchessa di Milano. Le cronache del tempo dicono che la salma rimase insepolta. Venne trasportata fuori dal castello di notte, accompagnata da due soli nobili con i ceri accesi.
Testimonianze degne di fede assicurano che, nei camminamenti di ronda e nelle stanze più dimenticate delle torri, la presenza della vedova del crudele Galeazzo Sforza non abbia lasciato il castello quella sera....

1314 Filippo di Savoia decide di costruire una fortezza in seguito all'atto di sottomissione dei fossanesi
1332 ultimazione delle parti essenziali del castello

1418 estinzione del casato degli Acaia, ramo dei Savoia. Trasformazione dell'edificio da Castrum a Palatium da parte del duca Amedeo d'Aosta

1503 morte di Bona di Savoia, moglie di Galeazzo Sforza

1580 Carlo Emanuele I e sua moglie Caterina d'Austria realizzano ulteriori lavori di abbellimento, tra cui le decorazioni di Giovanni Caracca

1650 il castello è trasformato in carcere

1689 persecuzione dei Valdesi: 1800 prigionieri muoiono di stenti

1860 costruzione di torrette laterali

1900 adibito a carcere e caserma

1960 lavori di recupero eseguiti dalla sovrintendenza ai monumenti

1979 il castello è destinato alle attività culturali

1985 è sede della biblioteca civica e dell'archivio storico

2000 sono recuperati i locali del secondo piano con l'allargamento della biblioteca

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Murello (Cuneo) Castello di Bonavalle

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Storia: È stato venduto all’asta, il castello di Bonavalle, in territorio di Murello, lasciato in eredità dal pittore Giuseppe Augusto Levis per due terzi del Comune di Racconigi e per un terzo del Comune di Chiomonte. L’edificio, la cui costruzione risale al XIII secolo, faceva parte di un antico feudo di cui furono signori i Borghese, i Guaschi di Chieri, i conti Balbis ed i marchesi Turinetti di Priero. Sorge in territorio di Murello, in località Bonavalle, a circa tre chilometri dal concentrico.

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