L'Orfeo
Favola in musica di Claudio Monteverdi
Un prologo e 5 Atti su libretto
di Alessandro Striggio
L’Orfeo, per anni erroneamente datato 1609, è da considerarsi davvero la prima opera teatrale in cui potesse essere sviluppata una trama drammatica e segna anche lo spartiacque tra la musica antica e quella moderna. In quegli anni, peraltro, erano iniziate le prime sperimentazioni di teatro cantato, in particolar modo alla corte medicea a Firenze. Questo nuovo modo di fare spettacolo colpì favorevolemente il duca di Mantova Vincenzo Gonzaga, parente dei Medici che riportò la novità a Mantova.
Il libretto, del conte Alessandro Striggio, fu creato per la specifica occasione del Carnevale di Mantova. Al tempo, era uso costante richiedere lavori su commissione e Monteverdi, che era alla corte dei Gonzaga sin dal 1589 come corista e violista, nel 1607 era anche stato “promosso” amaestro di cappella: a lui toccò poi intonarlo. Il soggetto sceneggiato da Striggio ero lo stesso dell’Euridice di Ottavio Rinuccini e aveva dei chiari rimandi al teatro pastorale de Il Pastor Fido del Guarini e dell’Aminta di Torquato Tasso ma, rispetto a questi ultimi due lavori, l’Orfeo ha una linearità di tempo e d’azione, oltre a una patina più tragica e a scene impattanti. L’Orfeo è anche ricco di citazioni dantesche, insolite per il clima poetico del tempo (III e IV atto).
Dal punto di vista musicale, anche Monteverdi ricorse a soluzioni molto espressive e patetiche, melodicamente molto coraggiose (vedi lamento di Orfeo). In questo quadro, il protagonista ne esce come un vero e proprio personaggio teatrale, dotato di unapsicologia complessa, e ben articolato in scena.
La “prima” si tenne il 24 febbraio 1607 in una saletta degli appartamenti gonzagheschi e il 1° marzo ne seguì la replica. Per quanto ci sia giunta l’esatta strumentazione della serata (e ne fu il primo esempio), per quanto riguarda invece gli interpreti, sono giunti a noi solo alcuni nomi che parteciparano alla famosa “prima”: il tenore Francesco Rasi, un nobile di Arezzo, che con ogni probabilità interpretò Orfeo; il castrato Giovan Gualberto Magli, al servizio alla corte medicea e “dato inprestito” ai Gonzaga per l’occasione che interpretò la Musica nel prologo e poi Proserpina.
La peculiarità dell’Orfeo, al di là di aver avuto un ottimo successo sin da subito, fu quella di essere stato il primo lavoro nel quale un compositore scelse e affidò lesingole parti ai singoli strumenti e prevede un’ orchestra formata almeno da due clavicembali, due viole contrabbasse, dieci viole da braccio, un’arpa doppia, due violini piccoli alla francese e due ordinari da braccio, tre chitarroni, ceteroni, due organi di legno, tre viole da gamba basse, cinque tromboni, alcuni regali, due cornetti, due flauti piccoli, quattro trombe di cui una chiarina e tre sordine.
A Cremona, dunque, il 12 maggio 2007 l’Orfeo costituirà lo spettacolo inaugurale della XXIV edizione del Festival di Cremona Claudio Monteverdi. La messinscena si rifarà costantemente al concetto di “magico”: l’ambientazione e le luci contribuiranno a dare la sensazione di una azione da “favola in musica”. La luce, in particolare, conferirà agli elementi scenici un effetto di luminescenza, di rifrazione e riflessione, astraendo lo spazio scenico e trasferendolo in un mondo fittizio, immaginario, irreale, anche se fatto di cose “terrene” quali il bosco e l’acqua. Anche i personaggi avranno movimenti innaturali e astratti, lenti e surreali, assumendo un carattere quasi rituale. L’azione si svolgerà all’interno di una scatola scenica in prevalenza specchiante, che consentirà di vedere i personaggi e, contemporaneamente, il loro doppio riflesso (la loro anima?), e che avrà i toni del nero, dell’argento, della pietra. L’universo che darà corpo all’azione si muoverà su tre diversi livelli, rappresentanti altrettanti ambienti: al centro ci sarà il bosco, il mondo in cui gli uomini trascorrono la loro quotidianità; al di sotto del bosco l’acqua calma e scura della palude si ritirerà per rivelare l’Ade, il regno di Plutone, e il luogo ove Orfeo compirà il suo viaggio alla ricerca di Euridice; al di sopra di tutto sta il cielo, il mondo degli dei che vegliano sugli uomini, e il luogo in cui si compirà l’apoteosi finale.
L’esecuzione musicale sarà affidata alla direzione di Andrea Marcon, trevigiano 44enne dalla solida carriera concertistica europea, nonchè uno dei musicisti italiani più sensibili e attenti alla corretta prassi esecutiva e interpretativa del repertorio antico. Marcon si avvarrà dell’Orchestra Barocca diVenezia ; la scelta di un ampio organico, è stata fatta in rispetto delle indicazioni apposte dallo stesso Monteverdi in partitura, e per poter disporre di una vasta gamma di colori, così da restituire alla “favola in musica” il significato festivo per cui era stata composta: 3 violini primi, 3 violini secondi, 2 viole prime, 2 viole seconde, 2 violoncelli/viole da gamba, 2 violoni, 2 flauti dolci, 1 arpa doppia, 2 chitarroni/chitarra barocca, organo, regale, 2 cembali, 2 trombe, 2 cornetti, 5 tromboni, 1 percussione.
Come recita il I atto: “Lasciate i monti, lasciate le fonti” e non mancate a questo “lieto e fortunato giorno..”. Segnatevelo in agenda: 12 maggio 2007, Teatro Ponchielli, Cremona.

Chi vive senza follia non è cosi saggio come crede


.... Orchetta....!